Da
2000 anni circa, il concetto di fine del mondo si è arricchito di una nuova carica
religiosa: la fine del mondo coinciderà con il Giudizio Universale, in cui tutti gli
uomini saranno giudicati e ripagati per le loro azioni. Ma il concetto di fine del mondo,
non è proprio soltanto della sfera religiosa, perché esso ha da sempre
rappresentato uno dei timori più diffusi nell'uomo. Parecchi miti sono incentrati sulla
fine del mondo, che verrà preannunciata da gravi disastri ed indizi inequivocabili.
Tralasciando la carica di pura superstizione che impregna questo discorso, sarebbe
interessante cercare di capire o intuire in che modo quantificare o qualificare la fine
del mondo. Le domande a tal riguardo sono molteplici e varie, ma una spicca su tutte: per
fine del mondo deve intendersi la fine del pianeta Terra, la fine di ogni forma di vita
sul pianeta o ancora la fine dell'attuale civiltà e l'inizio di un nuovo periodo di lento
progredire? Non è certo cosa facile rispondere e dopo tutto, bisogna ammettere che non è
immediata la comprensione di un' idea che afferma che il mondo potrebbe finire da un
momento all'altro. Nell'ammettere tali ipotesi entrerebbero in gioco altre domande. Cosa
causerebbe la fine del mondo intesa come distruzione del pianeta?
Lo spegnimento del Sole... ma sembra che esso sia solo alla metà del suo ciclo vitale...
L'impatto con una meteora... ma esse "piccole" per quanto possano Essere
sarebbero prontamente tenute sotto controllo.
Uno scompenso gravitazionale, magari causato da improvvisi mutamenti dell'equilibrio del
sistema solare... già... una simile ipotesi potrebbe accadere se la Terra si trovasse nel
mezzo di un allineamento planetario, che produrrebbe un'elevatissima forza di attrazione
che potrebbe far deviare la Terra dal suo naturale percorso. Francamente, però, nessuno
scienziato può dirsi in grado di stabilire ciò che effettivamente potrebbe produrre un
simile allineamento. A questo punto entra in gioco un sottile alito di mistero che come un
uragano sconvolge anche la mente più assennata, riportando parole dimenticate, quasi
perse nel tempo, pronunciate nel III sec. a. C. da Berosso, un astronomo: <<Io
Berosso...affermo che tutto ciò che la Terra ha ereditato, verrà consegnato alle fiamme,
quando i cinque pianeti si uniranno in Cancro, disponendosi in un'unica fila sicché una
retta potrebbe trapassare le loro sfere>>. Questa disposizione planetaria è
avvenuta il 5 maggio del 2000, senza causare nessun dissesto. Forse, Berosso non voleva
imputare la causa della fine del mondo all'allineamento dei pianeti, forse egli voleva
soltanto fissare un punto, un evento, un riferimento.
Si intuisce quindi che a poco o a nulla serve sapere come avverrà la fine del mondo, se
non si sa quando, da qui l'esigenza di conoscere e misurare il tempo. Sia che esso, venga
diviso in spazi grossolani (Luce-Buio), sia in spazi sempre più precisi (Anni, mesi,
giorni, ore, minuti, secondi, millisecondi...), l'uomo ha da sempre cercato di dare e
darsi dei precisi riferimenti per catalogare gli eventi. Gli Egizi scandivano il loro
tempo sulla base dei periodi di piena del Nilo; altri popoli si basavano su altri
elementi, caratteristico è, a tal proposito, il calendario dei mesi dei Lakota che si
basava su precisi riferimenti naturali (luna degli alberi scoppiettanti=dicembre; luna
quando le ciliege diventano nere=agosto; luna delle foglie cadenti=novembre), si noti come
l'elemento astronomico (luna... luna... luna...), appreso grazie ad attente osservazioni
dei fenomeni celesti, vada a innestarsi con l'elemento naturale per coprirsi semplicemente
di certezza!(ecco raggiunto lo scopo della misurazione del tempo: riuscire a catalogare
con precisi riferimenti i vari eventi).
Tra tutti i popoli e le culture sviluppatesi nel mondo intero, uno soltanto può definirsi
come il popolo che aveva ossessione del tempo e voleva misurarlo e conseguentemente
controllarlo. Tale popolo era il popolo Maya. Il loro calendario è estremamente preciso,
calcola la durata dell'anno solare in 365,2420 giorni (errore per difetto di soli 0,0002
giorni. N.B. quello attualmente utilizzato da noi erra di circa 0,0003 giorni...), e
quello lunare in 29,528395 (di poco inferiore al valore reale). Essi avevano altresì
sviluppato un perfetto metodo di previsione delle eclissi, avendo nozione che esse possono
avvenire soltanto 18 giorni prima o dopo del nodo (=punto in cui l'orbita lunare interseca
quella apparente del sole). Conoscevano anche il concetto di zero, inteso come valore
nullo, ma concreto allo stesso tempo. Il calendario maya andava oltre, collegandosi ai
fenomeni celesti di un latro importante pianeta: Venere. I Maya sapevano che Venere era
sia l'astro del mattino e sia quello della sera; sapevano che esso compie un giro intorno
al sole in 224,7 giorni, mentre la terra in 365,2420 giorni. Il risultato combinato di
questi due elementi è che il pianeta Venere, sorgeva esattamente nello stesso punto del
cielo visibile dalla Terra ogni 584 giorni circa.
I maestri Maya, sapevano che 584 era una quantità approssimata, stimarono infatti i
giorni della rivoluzione sinodica media di Venere in 583,92 (è lo stesso numero che si è
calcolato ai giorni nostri). I maestri Maya utilizzarono queste loro ampie conoscenze
creando un complesso sistema di calcolo calendaristico. Ogni 61 anni venusiani praticavano
un aggiustamento di 4 giorni per armonizzare il ciclo sinodico di Venere con il loro anno
sacro (composto da 260 divisi in 13 mesi da 20 giorni ciascuno). Nel corso di ogni V
ciclo, alla fine della 57^ rivoluzione veniva effettuato un aggiustamento di 8 giorni, che
interelava così strettamente l'anno sacro Maya con la rivoluzione sinodica di Venere da
produrre semplicemente l'errore di un giorno ogni 6000 anni. Tutta un'altra serie di
aggiustamenti facevano si che risultasse interrelato anche il normale calendario solare,
che venne reso in grado di funzionare senza errori su archi di tempo eccezionalmente
lunghi. La domanda a questo punto è già nata: che motivo avevano i Maya di adottare un
così preciso calendario? Il motivo era uno solo, l'ossessione del tempo in quanto essi
sapevano esattamente quanto il mondo era destinato a durare.
Il segreto di ciò sta nel cosiddetto lungo computo. Esso è un sistema per calcolare le
date, fortemente impregnato da credenze del passato. Secondo questo il tempo operava in
grandi cicli nei quali avevano luogo creazioni e distruzioni del mondo. Secondo i Maya,
l'attuale ciclo iniziato il 13 agosto 3114 a.C. è destinato a finire il 23 dicembre 2012
d.C. Questa data, ritornando alle predizioni di Berosso, vedrà una disposizione
planetaria così singolare ed unica da verificarsi soltanto una volta ogni 45.000 anni.
Nuovamente
e per fortuna, nessuno è in grado di dire come e se ciò succederà, resta comunque un
interrogativo di non poco conto:
che
motivo hanno avuto i Maya di creare calendari e sistemi computistici così complessi da
ragionare in cifre vicine ai milioni di anni, senza aver creato né nell'architettura, né
nell'arte un qualcosa capace di resistere al tempo?
Questo
modo di contare i giorni e di scandire il tempo è forse frutto di un'antica eredità
lasciata da qualche civiltà che soccombette alla fine dell'ultimo ciclo?
Sono,
queste, domande che sebbene non chiariscono il concetto di fine del mondo, aprono pur
sempre la via della ricerca; ricerca di una civiltà che è venuta prima di noi e ci ha
lasciato in modo discreto, ma insolitamente penetrante, numerosi indizi dei quali abbiamo
raccolto soltanto una minima parte dell'immensa verità cui vogliono condurci.