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Poeta ne
Realtà vuota reclama vite a perdere. Partirò per il mio viaggio come Adamo prima della mela... ... libero e solo, a bordo di Poesia. Perchè all'alba del terzo millennio... ... uno squarcio nel buio m'avverte di altre realtà create dall'essenza Pensiero. OBLIQUO
Obliquo oltre il vuoto incolmabile il sentimento di distanza nasconde orizzonti chiari irraggiungibili e sani per noi anime analitiche della passione vergognosa. Sbocciano come fiori passiti edifici ideali e funebri mentalità oscene e paranoiche di forme e facce lontane rincorse nel sogno plastico. Vorrei portar fortuna alla tua lingua estatica orfica e onirica al senso schivo dei tuoi occhi ma risuona un coro tragico potente e criminoso. Antistrofe strofa morte. La luna nera
Cristina Santoro Schegge di luce nel cielo volano infinitamente... Partendo dalla luna nera, quella stessa luna dove noi vivevamo un tempo... Ma che poi abbiamo distrutto con le nostre stesse mani. Misera fiammella
Solo in questo modo immolo il mio pensare per ritrovarne pianeti iridescenti. Mi soffermo spesso presso la porta a vetri a guardare. È corta questa passeggiata per pensare a nuovi eventi, a cosa cercare. Un segno, un sogno, una passione anche una confessione. mi accontenterei. Eppure c’è chi crede d’essere una stella e illusa non si vede misera fiammella. Khoikhoi a Click Clack
Un filo di luce Per uscire dal labirinto Il Minotauro dorme Guai ad uccidere Il Re Toro Sarebbe la sventura Mia dolcissima Arianna Meglio svegliarlo Con un secchio di latte e miele E qualche biscotto Otto otto Stando attenti che non ci divori Le sette dita di una mano Non è cattivo è nella sua natura Per di più è anche la mia Con la sua forza Sono un Ottentotto un Passo leggiadro fra le stelle “Non mollarmi in Asso cadde..
Le onde ferite (poichè) divelte dagli scogli in un'esplosione di silenzio dalla casupola sul molo non si sentiva altro non si vedeva altro ma lei nulla di altro voleva vedere e le diceva (lui, dagli occhi mori) approfittane sei giovane e bella eppure non l'aveva mai vista In poco tempo (lei) si accorse di non esistere e le onde (mai) rimarginate dalla sua presenza guarirono la cosa finì (davvero?) con un boato provocato dalla (non) esistenza di lei che cadde a terra ontologicamente parlando non toccò mai il suolo razionalmente parlando si fece male ma a chi non piace vedere scorrere il proprio sangue/ego? La cosa più ingiusta nella vita è il modo in cui finisce.
Voglio dire, la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo... Cosa ottieni alla fine? La morte Che significa! Che cos'è la morte? Una specie di bonus per aver vissuto? Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato. Bisognerebbe iniziare morendo, cosi ci si leva subito il pensiero. Poi in uno ospizio dal quale si viene buttati fuori perchè troppo giovani. Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare a quarant'anni fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione. Seguono, feste,alcool,erba ed il liceo. Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino,giochi e non hai responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisce il tutto con un bell'orgasmo! Woody Allen E un oratore disse: Parlaci della Libertà.
E lui rispose: Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto, prostrati, adorare la vostra libertà, Così come gli schiavi si umiliano in lodi davanti al tiranno che li uccide. Sì, al bosco sacro e all'ombra della rocca ho visto che per il più libero di voi la libertà non era che schiavitù e oppressione. E in me il cuore ha sanguinato, poiché sarete liberi solo quando lo stesso desiderio di ricercare la libertà sarà una pratica per voi e finirete di chiamarla un fine e un compimento. In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze. Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli. Ma come potrete elevarvi oltre i giorni e le notti se non spezzando le catene che all'alba della vostra conoscenza hanno imprigionato l'ora del meriggio? Que... more Parlaci dei Figli.
Parlaci dei Figli. E lui disse: I vostri figli non sono figli vostri. Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, E benché vivano con voi non vi appartengono. Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri: Essi hanno i loro pensieri. Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime: Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno. Potete tentare di essere simili a loro, ma non farvi simili a voi: La vita procede e non s'attarda sul passato. Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti. L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane. Affidatevi con gioia alla mano dellì'Arciere; Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'ar... more dell'Amore dell'Amore
E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse: Quando l' amore vi chiama, seguitelo. Anche se le sue vie sono dure e scoscese. e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire. E quando vi parla, abbiate fede in lui, Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino. Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà. Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole, Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra. Come covoni di grano vi accoglie in sé. Vi batte finché non sarete spogli. Vi staccia per liberarvi dai gusci. Vi macina per farvi neve. Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.<... more Almustafa
atteso dodici anni nella città di Orfalese il ritorno della nave che doveva riportarlo all'isola nativa. E nel dodicesimo anno, il giorno settimo di Iellol mese della mietitura, salì sopra la collina fuori le mura della città e guardò verso il mare, e nella foschia vide la sua nave venire. Allora le porte del suo cuore si spalancarono e la sua gioia volò lontano, al di sopra del mare. E Almustafa chiuse gli occhi e pregò nei silenzi dell'anima. Ma discendendo dalla collina, una grande tristezza calò su di lui, e così ragionò nel suo cuore: Come andarsene in pace e senza dolore? No, non senza ferita nell'anima lascerò questa città. lunghi sono stati i giorni di sofferenza consumati tra le sue mura, lunghe le noti di solitudine; e chi può senza rimpianto lasciare il suo dolore e la sua solitudine? Troppi frammenti dello spirito ho disseminato in queste st... more Il tempo
E lui rispose: Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso. Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni. Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire. Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi. E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio. Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata? E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore? E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto? Ma se col pensiero volete mi... more cantare
sembra scoppiare d'orgoglio e fisso il tuo volto e le lacrime mi riempiono gli occhi. Tutto ciò che nella mia vita vi è di aspro e discorde si fonde in dolce armonia, e la mia adorazione stende l'ali come un uccello felice nel suo volo a traverso il mare. So che ti diletti del mio canto, che soltanto come cantore posso presentarmi al tuo cospetto. Con l'ala distesa del mio canto sfioro i tuoi piedi, che mai avrei pensato di poter sfiorare. Ebbro della felicità del mio canto dimentico me stesso e chiamo amico te che sei il mio signore. Smettila di cantare i tuoi inni
di recitare le tue orazioni! Chi adori in quest'angolo buio e solitario d'un tempio le cui porte sono tutte chiuse? Apri i tuoi occhi e guarda: non è qui il tuo Dio. E' là dove l'aratore ara la dura terra, dove lo spaccapietre lavora alla strada. E' con loro nel sole e nella pioggia, la sua veste è coperta di polvere. Levati il manto sacro e scendi con lui nella polvere. Liberazione? Dove credi di poter trovare liberazione? li tuo stesso signore ha preso su di sé lietamente i legami della creazione - è legato a noi tutti per sempre. Lascia le tue meditazioni, abbandona l'incenso e i tuoi fiori! Che male c'è se le tue vesti diventano sporche e stracciate? Va incontro a lui, sta presso di lui nel lavoro e nel sudore della fronte. piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare! Temo che esso appassisca e cada nella polvere. Non so se potrà trovare posto nella tua ghirlanda ma onoralo con la carezza pietosa della tua mano - e coglilo. Temo che il giorno finisca prima del mio risveglio e passi l'ora dell'offerta. Anche se il colore è pallido e tenue è il suo profumo serviti di questo fiore finché c'è tempo - e coglilo. Vita della mia vita
sempre cercherò di conservare puro il mio corpo, sapendo che la tua carezza vivente mi sfiora tutte le membra. Sempre cercherò di allontanare ogni falsità dai miei pensieri, sapendo che tu sei la verità che nella mente mi ha acceso la luce della ragione. Sempre cercherò di scacciare ogni malvagità dal mio cuore, e di farvi fiorire l'amore, sapendo che hai la tua dimora nel più profondo del cuore. E sempre cercherò nelle mie azioni di rivelare te, sapendo che è il tuo potere che mi dà la forza di agire. Ode
questa è la tua volontà. Questo fragile vaso continuamente tu vuoti continuamente lo riempi di vita sempre nuova. Questo piccolo flauto di canna hai portato per valli e colline attraverso esso hai soffiato melodie eternamente nuove. Quando mi sfiorano le tue mani immortali questo piccolo cuore si perde in una gioia senza confini e canta melodie ineffabili. Su queste piccole mani scendono i tuoi doni infiniti. Passano le età, e tu continui a versare, e ancora c'è spazio da riempire. Allora andiamo, tu ed io,
Quando la sera si stende contro il cielo Come un paziente eterizzato disteso su una tavola; Andiamo, per certe strade semideserte, Mormoranti ricoveri Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo E ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche; Strade che si succedono come un tedioso argomento Con l'insidioso proposito Di condurti a domande che opprimono... Oh, non chiedere « Cosa? » Andiamo a fare la nostra visita. Nella stanza le donne vanno e vengono Parlando di Michelangelo. La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri, Il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri Lambì con la sua lingua gli angoli della sera, Indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli, Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini, Scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso, E vedendo che era una soffice sera d'ottobre S'arricciolò attorno all... more Fame
Io siedo accanto a ciascuno. Nessuno mi vede, ma tutti si guardano in faccia, E sanno ch'io sono lì. Il mio silenzio è siniile al silenzio della marea Che sommerge il campo di gioco dei bimbi, Simile all'inasprirsi del gelo nelle lente ore notturne, Quando gli uccelli ad mattino sono morti. Gli eserciti travolgono, invadono, distruggono, Con tuono di cannoni dalla terra e dall'aria. Io Sono più tremenda degli eserciti, Io sono più temuta del cannone. Re e cancellieri dànno ordini; lo non dò ordini a nessuno; Ma sono più ascoltata dei re E più che non i fervidi oratori. lo disdico parole, disfo azioni. Le creature ignude mi conoscono... Io sono il primo e l'ultimo istinto dei viventi... Sono la Fame. Deserto
Sogna; e deserta, sotto, la piccola strada Si ritrae nella sua ombra, segreta e schiva. Il sordo frastuono quasi non penetra in questo tranquillo rifugio; Tutto è buio, salvo dove si riversano raggi di luce Dalla finestra d'una taverna: li, dietro il ritmo vivace D'un organetto che suona allegro in fondo a un vicolo, Due bambine, tutte sole e senza spettatori, Reggendo le vestine sbrindellate, per aerei meandri Di moto, lievemente seguiti con agili piedi, Danzano composte: si guardano faccia a faccia, Occhi scintillanti, gravi di compiuta letizia. |